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Fedra, moglie di Teseo, incarna da secoli la ‘malattia d’amore’. Travolta da un desiderio inconfessabile per il figliastro Ippolito, questa eroina tragica diventa il simbolo del potere tirannico di Eros: una forza divina che offusca la ragione e distrugge l’identità.
Dalle radici greche di Euripide alle riscritture di Seneca, Racine e D’Annunzio, il mito di Fedra esplora il conflitto tra dignità e istinto. Nella versione di Ghiannis Ritsos — tra i massimi poeti del Novecento — l’opera si trasforma in uno dei 17 monologhi drammatici della sua raccolta capolavoro, Quarta dimensione. Scritta durante i duri anni di prigionia sotto la dittatura dei Colonnelli in Grecia (1967-1974), questa Fedra usa la maschera della mitologia per eludere la censura, denunciando la tragica realtà di un Paese schiacciato dai moderni tiranni.
Lo spettacolo, con l’interpretazione di Elisabetta Pozzi, la traduzione di Nicola Crocetti e le musiche di Daniele D’Angelo, immerge la protagonista in una quotidianità contemporanea, sospesa in un tempo dilatato dove riecheggiano gli echi dell’inconscio. La Fedra di Ritsos diventa così una metafora straordinaria dell’amore travagliato del poeta per la sua patria e del muro di incomunicabilità tra lo scrittore e la sua terra oppressa. Un viaggio tra le pieghe di una passione che, oggi come allora, interroga i nostri abissi interiori e la nostra fragilità umana.
di Ghiannis Ritsos
Musiche composte ed eseguite dal vivo da Daniele D’Angelo
Regia di Francesco Tavassi




